Pittori termitani contemporanei

Innanzi tutto, l’emozione! Soltanto dopo la comprensione! (Paul Gauguin)

Michele Cutaia

Foto Michele Cutaia per curriculumMichele Cutaia é nato a Termini Imerese (Pa) nel 1936.

Ha compiuto gli studi presso l’Istituto Statale d’Arte e l’Accademia di Belle Arti di Palermo. Già docente titolare di Discipline pittoriche presso il Liceo Artistico Statale  di Palermo.

Docenti autorevoli per la sua crescita culturale: Guido Di Stefano, Gemma Salvo Barcellona, Alessandro Manzo, Giovanni Varvaro, Stefano Tortorici, Ubaldo Mirabelli.

Decisivo, per la sua formazione artistica (pur se con un valido apporto di Gino Morici) é stato l’incontro con il maestro Alfonso Amorelli.

Pittore ed operatore culturale, é stato, negli anni ’55/’60, uno dei maggiori protagonisti ed anticipatori, in Sicilia, della pittura astratta in direzione informale.

Ha tenuto personali e conseguito prestigiosi premi in Italia e all’estero. Ha pubblicato il saggio (1980/1983) “L’Autore del Trionfo della Morte di Palermo è il Pisanello?”.

Le mostre degli elaborati sul “Trionfo della Morte” sono state richieste ed ospitate da numerosi Centri ed Istituzioni Culturali.

Le mostre

IL SUO PERCORSO

Dal 1954 é presente alle più importanti mostre d’arti figurative, tra le quali, in estrema sintesi:

1954 Agrigento, 12 mostra Nazionale studentesca.

1956 Capo d’Orlando, 22 Mostra Nazionale di pittura “Paesaggio e vita”.

1957 Como, Viareggio, Trento, Milano, Palermo, 12 Mostra Nazionale artisti siciliani.

1958 Roma, 1112 Mostra Nazionale giovanile.

1959 Monreale, 12 Mostra Nazionale del Paesaggio monrealese — 1° premio gioventù; – Gangi, Mostra Nazionale “Gangi e il paesaggio delle Madonie” — IV premio.

1961 Israele, Mostra artisti italiani a BatYam; Palermo, Mostra Nazionale di pittura “E.Z.I.”, Acitrezza, VIII premio Nazionale di pittura; Repubblica di S. Marino, Biennale Internazionale di pittura; Milano “Mostra Ferrer 40 pittori”; Roma, Mostra Nazionale d’arte Ministero Pubblica Istruzione.

1962 Milano, Panorama della giovane pittura italiana; Cagliari, Mostra dell’incisione Sicilia-Sardegna; Ustica, 12 Mostra Nazionale di pittura e ceramica; Marina di Ravenna, 102- Mostra Nazionale di pittura estemporanea — premiato; Padova, Mostra Nazionale dell’incisione; Monreale — Palermo, 42- Mostra Regionale d’arte sacra “Gesù nelle parabole del Regno” — 1° premio.

1963 Palermo, 22 Mostra mercato “La Ricasoliana”.

1964 Mulhouse (Francia), “La Gravure Italienne Contemporaine”.

1966 Bagheria, Premio Nazionale di pittura “Vita e Paesaggio” — premiato.

1970 Cefalù, Panorama della pittura siciliana contemporanea.

1973 Termoli, XVIII Rassegna Nazionale d’Arte; Roma, 62 Mostra Internazionale di pittura “Città Eterna” — premiato.

1974 Termini Imerese, Rassegna Internazionale del mini-quadro — 1° premio; Monreale, 22 Mostra Mostra Nazionale del mini-quadro — 2° premio; Selinunte, 12 Mostra Nazionale d’arte figurativa — 3° premio.

1975 Parigi, Salon International de “Art libre — peintre-sculpture” — premiato.

1976 Messina, Mostra Nazionale di pittura scultura e grafica “Antonello da Messina” — premiato.

1985 Montedoro, Murales a Montedoro; Modica, Mostra Internazionale di pittura e grafica “Ibla Mediterraneo”.

1986 Palermo, Premio d’Arte contemporanea “Borgo Nuovo” — premiato.

1992 Monreale, Mostra di pittura “Omaggio al maestro Amorelli”; Palermo-Roma, Mostra d’Arte contemporanea “Icona dell’uomo”.

2008 Palermo, Mostra “Una presenza costruttiva” 50° anniversario Italcementi — Isola delle femmine; New York City, Wine Appeal. it “Art in a bottle”.

2008/2009 Montedoro — Caltanissetta, Mostra “Sulle ali di un angelo”.

2009 Palermo, “Strettamente personale” (Mostra dedicata a Francesco Carbone).

2010 Agrigento, Astrazione Siciliana 1945/1968; Palermo, Mabay 60 artisti in Sicilia.

2011 Catania-Palermo, Mostra “Made in Sicily”.

Di lui, tra gli altri, hanno scritto:

Gino Traversi, Albano Rossi, Giovanni Corrieri, Mario Lepore, Garibaldo Marussi, Maria Poma Basile, Giovanni Cappuzzo, Nicolò D’Alessandro, Edoardo Rebulla, Attilio Vella, Luigi Servolini, Pietro Testaverde, Ferruccio Battolini, Domenico Cara, Francesco Carbone, Michele Perriera, Giuseppe Servello, Giovanni Marzoli, Gianfranco Arlandi, Luciano Bonetto, Maria Luisa Bavastro, Ferdinando Caioli, Piero Bargellini, Mario Donadoni, Nello Punzo, Luigi Mormino, Mario Monteverdi, Alfredo Marsala Di Vita, Gemma Salvo Barcellona, Aldo Gerbino, Spartaco Balistreri, Carlo Battaglia, Umberto Russo, Renato Ter-rosi, Toti Garraffa, Giacomo Baragli, Giacomo Porzano, Antonina Di Bianca Greco, Aurelio Pes, Pino Giacopelli, Franco Amo-deo, Benedetto Patera, Eva Di Stefano, Maria Concetta Di Natale, Angelo Rosso, Salvatore Arrigo, Ignazio Camilleri, Matteo Collura, Sebastiano Grasso, Giuseppa Guercio, Liliana Pistorio, Gaetano Bongiovanni, Nino Martinez, Domenico Portera, Wolfang Krànig, Giuseppe Gambino, Giovanna Pascoli, Vinny Scorsone, Francesco M. Scorsone, Ardesia Ognibene, Dino Ales, Marco Meneguzzo, Giuseppe Forte, Pino Schifano.

Hanno scritto su Michele Cutaia

Schermata 2020-04-21 alle 10.50.15

Filippo Scroppo, artista per cui, a detta di Italo Calvino, «il colore decide del dramma e della gioia» (1961), all’a-stratto concreto di Salvatore Spam), o all’espressionismo astratto di Turi Sottile; e, cosi avviene e matura in Michele Cutaia, quel rapido e marcato depauperamento dei dati formali, che però permangono a germinare sotto la coltre di un colore denso ed espressivo, proiettati in quel “dramma” e “gioia” calviniani fortemente conflagranti.

Esiti temporalmente postumi li ritroviamo, pur con sviluppi estetici del tutto personali, nella impegnativa tensione informale di Salvatore Provino (artista della diaspora), o nella elaborata cifra (fino all’esaltazione edonistica) di un Guido Colli.

Il tessuto informale di Cutaia appare, comunque, polimorfo, percorso da visionari tremori, sottoposto in quegli anni ad un emotivo centro dinamico quale ci appare offerto in Ricordo di un sogno e in Il futuro dell’infinito, due produzioni del 1961; ancora esso si articola in macchie alimentate essenzialmente dal colore, in una evocazione spontanea del `tachisme’ (ne fa cenno Maria Poma Basile nel 1964, sottolineando la dicotomia sinergica tra comparto amorfo e figura).

Tale tessuto fiorisce, comunque, in quella guazza creativa dove l’arco informale appare teso sul colore, ma anche su dinamiche spaziali, in quell’avvertito naufragio cosmico ricolmo di interrogativi, di punti centrali all’opera in cui la spirale irrorata dai pigmenti si frange per far spazio a nuove cinetiche soluzioni.

Allo stesso tempo Rapsodia (1962) traccia, lungo drippling e nuclei circolari di materia rossastra, il suo emblema, mentre in Dinamismo e staticità (1962), macule surreali, spine visionarie, gestualità si raccordano con il mondo iconico appena frantumato.

Tale cammino si divarica, nello stesso tempo e a fronte di accadimenti feroci emersi dalla cronaca, verso la denuncia e l’indignazione; il collage Il sogno infranto (1965) riconferma la possibilità di fusione di quello iato creativo compiuto tra astrazione e figurazione.

Allora, tra gli anni Settanta e Ottanta, Senza titolo (1974) o Tragedia senza tempo (1976) rappresentano, nella loro coerenza ideale, la proiezione di un lavoro, datato 1968, Robot, ricco d’innesti, citazioni care alla poetica di un Kodra, alla presa di coscienza di una eco-pittura pronta a schierarsi sul fronte dell’impegno civile; cosi: chiazze dai colori violenti, lacerti visivi, volti, quasi a voler visitare, con documenti inequivocabili sul piano della narrazione, l’era del disagio, della contestazione.

Eppure e nella spirale che viaggia il piu visibile e intimo Michele Cutaia, da quella informale, a riprova del suo valore simbolico già attestato nel gesto del futurista Nicola Diulgheroff (1901-1982), a quella filologica offerta nel suo studio dinamico e genealogico del Trionfo della Mode (1981), il celebre affresco quattrocentesco, colto e analizzato tra le cuspidi del suo gotico internazionale e conservato a Palazzo Abatellis, alle rivisitazioni parcellari del “Trionfo” con ampiezza espressionista, tendenti all’omologazione monocroma (Monaca, 1981).

Nondimeno nella dimensione astratta come in quella figurativa potremmo affermare, con Gemma Salvo Barcellona, che in Michele “la realtà è viva, densa di colore e di luce” (1975).

Cutaia e attendibile, infatti, grazie al suo desiderio di `ritorno’ ad una fascia primordiale, pura, lucente, dell’esistenza, per quel manifestare it suo arcaico timore per la fine d’una civilte, quella contadina, (cosi il critico Francesco Carbone sottolineava questo aspetto gia per opere prodotte nel 1964: Primordi, Disfacimento), per quel sentire la forza solare che tutto genera e divora («prima che il mare / ti beva bruciami”, recita in Pittoriche, una plaquette del 1971 presentata da Giovanni Cappuzzo e arricchita da una xilografia in cui cerchio di fuoco e volto si esprimono con costante intensità).

Una ricerca affrontata con patina originaria: per zolle, per recinti pungenti di rossi, per bagliori tra pupille dischiuse.

Aldo Gerbino


48.b48.a45.c45.d45.e

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora